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ORMA: UN SINDACATO DI PARTE, QUELLA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI!


Il Sindacato Territoriale Autorganizzato ORMA nasce a Brescia nel marzo 2013 ad opera di alcuni attivisti sindacali  che per anni e con alterne vicende avevano fatto parte di organizzazioni sindacali di base nazionali (dal SinCobas a USB). Un cammino comune quasi ventennale nell'intento di ricostruire un sindacato dei lavoratori in grado di poter fronteggiare una crisi epocale da una posizione non rinunciataria, alternativa a quella sempre più compromessa e subalterna dei sindacati cosiddetti maggiormente rappresentativi (CGIL-CISL-UIL e alcuni sindacati autonomi corporativi).
Un percorso che, nostro malgrado, non ha portato ai risultati che avevamo sperato. 

Neanche i sindacati cosiddetti “di base” hanno saputo trovare le ricette e l’organizzazione in grado di dare le risposte che cercavamo.

Abbiamo così deciso di fare un passo indietro rispetto all'idea di contribuire alla costruzione di un soggetto sindacale di base nazionale (USB) che corrispondeva sempre meno, nelle pratiche quotidiane oltre che nella strutturazione organizzativa nazionale, alla nostra visione di cosa dovrebbe essere un sindacato “delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Abbiamo quindi scelto di non buttare alle ortiche anni di lavoro sindacale territoriale prevalentemente  concentrato negli enti locali e nella scuola,, nelle ex Ipab ora RSA, in alcune cooperative sociali e tra i lavoratori del trasporto aereo di Montichiari insieme a quelli dell'aeroporto di Verona ridefinendo le nostre stesse modalità di fare sindacato. Nei fatti la presa d'atto della scarsa utilità di vantare un'appartenenza sindacale nazionale rivelatasi eccessivamente propagandistica e troppo impegnata a costruire apparati nazionali più che a favorire il coordinamento e lo scambio di esperienze concrete di lotta nei luoghi di lavoro. Una decisione per nulla facile e men che meno rinunciataria. Semplicemente la constatazione che non ci restava che ripartire  da quello che eravamo localmente e da lì provare a metterci in relazione con altre realtà territoriali che, come noi, non intendevano millantare successi parziali e sempre precari come risposte complessive alla distruzione dell'idea stessa di “sindacato” prodotta dall'azione dei mastodontici apparati sindacati firmatari di contratti sempre più penalizzanti. L'inefficacia per non dire il danno prodotto in tutti questi lustri dalle mediazioni di sindacati confederali ed autonomi sempre più impegnati a persuadere i lavoratori alla resa invece che a sostenerne gli interessi è ormai consapevolezza diffusa. Ma ciò non rende più facile il lavoro di chi prova a proporre percorsi più consapevoli della forza che i lavoratori unitariamente possono rappresentare tanta la sfiducia prodotta da tradimenti decennali (dalla rinuncia alla scala mobile, agli accordi sul lavoro flessibile, in affitto, dalla riforma Amato alla riforma Fornero passando per migliaia di accordi nazionali e decentrati senza altra strategia che non fosse quella di garantire alla controparte di riprendersi risorse e diritti dei lavoratori in cambio di distacchi sindacali, privilegi, prebende per dirigenti sindacali a vita, collocati in consigli di gestione di fondi pensione, organismi bilaterali, enti inutili ecc. ).
Che le organizzazioni sindacali cosiddette maggiormente rappresentative si siano trasformate in un mastodontico apparato, pagato con i sacrifici imposti ai lavoratori, che vive e lotta per conservare i propri privilegi, senza alcuna intenzione di tornare laddove stanno quelli che loro si prodigano a convincere dell'ineluttabilità del loro destino di precarietà e miseria, è un dato incontrovertibile.
Quello che manca è la consapevolezza che alzare la testa sarebbe possibile a dispetto del fatto, innegabile, che sono i milioni di lavoratori, che producono la ricchezza di cui pochi si appropriano, il motore che fa girare tutto il sistema. Alla faccia di quelli che dicono che lo sciopero è un'arma spuntata.  Semmai è la modalità con cui si possono fare gli scioperi nei servizi pubblici così come in molti comparti privati che ha “spuntato” e reso “impopolare” l'arma dello sciopero. Insieme va da sé, alla mancanza di piattaforme comuni per cui valga la pena di perdere anche solo poche ore di lavoro! E' la messa in contrapposizione di gruppi di lavoratori contro altri la cifra che ormai caratterizza l'azione di Cgil-Cisl-Uil e che annulla l'idea stessa di fare leva sugli interessi comuni da far valere collettivamente nei posti di lavoro.

Maggio 2013

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